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mobili antichi 800
In questa tela di autore anonimo, proveniente da una casa d’aste viennese, i soggetti di una natura morta vengono inseriti in un ambiente interno in cui si moltiplicano le luci e le ombre create da un’illuminazione che accarezza dolcemente la composizione. I soggetti di origine vegetale, provenienti dalla quotidianità, appoggiati su un tavolo o riposti su un piatto, si compongono in un equilibrio formale in cui l’utilizzo delle tonalità verdi e arancioni creano una delicata amalgama di pigmenti. La stesura larga e piatta del colore si arricchisce di leggere ombre che rendono volume agli elementi in cui risaltano i tocchi delle tonalità calde illuminate. La calibrata composizione viene resa dinamica dall’utilizzo di diversi piani di profondità su cui si dispongono i punti focali che guidano l’osservatore e dall’inserimento di un fulcro luminoso in primo piano che risalta sul fondale. La scelta iconografica ricade su soggetti semplici, rappresentati con il tipico carattere di sobrietà proprio del periodo Biedermeier ottocentesco e attraverso l’uso del colore che definisce le forme naturali con delicate zone tonali, restituendo un senso di semplicità e naturalezza che riflette quella ricerca di serenità comune nel primo ottocento.

La critica del quadro è stata curata dalla Dott.ssa Linda Spiller

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Codice prodotto: QUP03

Email: info@artistic.it Tel.0498097317

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mobili antichi 800

In questa tela di autore anonimo, proveniente da una casa d’aste viennese, si rappresenta una natura morta la cui ricca composizione vede molteplici soggetti inanimati di origine vegetale, in una disposizione dinamica sviluppata su un unico livello di profondità, che ne valorizza ogni elemento ponendolo vicino all’osservatore. Nell’area centrale dell’opera si riuniscono i soggetti, definiti da larghe stesure di pigmento, in una massa corposa e compatta in cui il colore, attraverso un equilibrio di tonalità pacate, viene usato per dare forma ai soggetti in un horror vacui che viene interrotto dal respiro di una porzione di cielo retrostante. Vengono sfruttate le potenzialità riflettenti dei pigmenti oleosi applicando toni chiari che non creano contrasti evidenti ma delicati volumi, con un’iconografia di semplice quotidianità in linea con la sobrietà dello stile Biedermeier ottocentesco.Nel perfetto bilanciamento della composizione, risalta il candore di un mazzo di allium porrum posto alla base, che rimanda lo sguardo ai morbidi riflessi dorati delle pere e crea una continuità visiva con i chiari volumi degli acini del grappolo d’uva delicatamente appoggiato su una linea direzionale, ripresa dalle foglie concentriche del cavolo, che esalta il dinamismo ponderato dell’opera.

La critica del quadro è stata curata dalla Dott.ssa Linda Spiller

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Codice prodotto: QUP02

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Il banchetto di Baldassarre

Opera attribuita a Louis de Caullery 1582-1621

“ Il re Baltassar fece un gran convito a mille dei suoi principi…ordinò che i vasi d’oro e d’argento del suo padre Nabucodonosor presi al tempio che era stato in Gerusalemme, fossero portati per bevervi il re, i suoi cortigiani, le sue mogli e concubine.”

La scena rappresentata nella tela di Caullery si ispira all’evento biblico in cui Baldassarre, figlio dell’ultimo re di Babilonia, fa allestire un banchetto al quale partecipano gli uomini  e le donne della sua corte.

L’opera presenta un punto di vista inusuale, attraverso il quale viene dato forte risalto all’architettura e allo spazio fisico entro il quale si svolge la scena. L’autore, di origine fiamminga, svela un’influenza di derivazione rinascimentale nell’utilizzo di una prospettiva centrale in cui permane il punto di vista rialzato, comune nella pittura fiamminga, che amplifica lo spazio in profondità. I contatti tra l’Italia rinascimentale e il Nord Europa, avevano portato a scambi di influenze nell’ambiente artistico, evidenti anche nell’opera di Caullery, nella quale le caratteristiche iconografiche tipicamente fiamminghe si mescolano alle impostazioni architettoniche e alle ambientazioni europee tardo rinascimentali e manieriste. La grande sala reale in cui si svolge il banchetto si compone di una spaziosa navata centrale aperta e collegata ad altre ali dell’edificio; la complessa architettura interna si sviluppa in  archi a tutto sesto disposti lungo le pareti, intervallati da imponenti semicolonne che sorreggono architravi e cornici architettoniche arricchite da modanature. In corrispondenza di ogni arco sono ricavate delle nicchie semicircolari timpanate alla maniera rinascimentale, entro le quali si posizionano elementi scultorei di richiamo classicheggiante. Anche la presenza del soffitto a larghi cassettoni riflette la forte influenza italiana acquisita dall’autore e una sua probabile permanenza negli ambienti artistici italiani dell’epoca. La scena biblica viene quindi inserita in un’ambientazione risalente all’epoca dell’autore, rendendone un aspetto di viva quotidianità. L’originalità dell’opera risiede nella valorizzazione dei diversi piani di profondità, dal primo piano fino al fondale scenico, dando ad ognuno un ruolo chiave nella lettura dell’opera.
In primo piano vengono rappresentati i vasi d’oro e d’argento e le stoviglie portati al convito, intorno ai quali nasce la vicenda descritta nel libro di Daniele,  messi in evidenza dalla presenza di uno splendido tappeto rosso damascato. Seguendo la lettura dei piani prospettici si passa alla presenza di Baldassarre, che veste il tipico copricapo orientale; proseguendo con lo sguardo si giunge infine al piano retrostante in cui si rappresenta l’evento profetico: “…ma in quel momento apparvero delle dita come di una mano d’uomo che scriveva di faccia al candelabro sull’intonaco delle muraglia della sala reale.”
Di fronte al tavolo imbandito e circondato da commensali e ospiti, dietro il quale si eleva un baldacchino drappeggiato, appare la mano che inciderà sulla parete le parole della profezia. Con lo sguardo si passa dal primissimo piano ai piani retrostanti, guidati dai bagliori che risaltano i fulcri visivi presenti in ognuno di essi, portando direttamente dal vivido rosso del tappeto alla figura di Baldassarre e infine alla scritta profetica. Attraverso l’uso dei pigmenti ad olio, l’autore applica diverse gradazioni di tono e crea luminosità accese che risaltano i punti focali nell’ambiente scuro. I personaggi rappresentati mantengono una certa primitività, che si riscontra anche in altri autori fiamminghi contemporanei, resa da una stesura pittorica larga e piatta e da una sintesi nella forma che rende naturalezza e spontaneità. Questi aspetti, di derivazione nordica, si sommano alle influenze pittoriche dell’area veneta, in una grafia pittorica scomposta e vibrante in cui il colore a base oleosa viene steso per mescolanze ed impasti, differenziandosi dalle pulite velature della pittura classica fiamminga.

La critica del quadro è stata curata dalla Dott.ssa Linda Spiller

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