CAT | Ceramiche e Porcellane

La bellezza delle Ceramiche Deruta

Come nascono le Ceramiche Deruta ecco le fasi di lavorazione:

La 1a fase è la CREAZIONE che possiamo anche considerare la più affascinante se pensiamo che miscelando acqua ed argilla con il sapiente utilizzo della manualità personale si possono creare le più varie forme di oggetti.
Il tornio è lo strumento che viene utilizzato dal vasaio con il quale, miscelando acqua e argilla, crea vasi, anfore brocche e tutti gli oggetti di forma circolare.
Per creare oggetti di forme particolari come piatti o oggetti ovali si usano degli stampi in gesso nei quali l’argilla viene calcata a mano.
Dopo aver subito una rifinitura finale gli oggetti “freschi” vengono lasciati ad essiccare per un periodo variabile da una settimana a 15 giorni per poi essere pronti per la prima cottura nel forno a più di 1000°.

Dopo la prima cottura abbiamo la creazione del BISCOTTO.

La 2a fase è la cosidetta SMALTATURA che si ottiene immergendo gli oggetti in vasche contenenti uno smalto che aderisce perfettamente all’oggetto in biscotto e lo rende pronto per essere decorato.

La 3a fase è la DECORAZIONE che consiste dapprima nel preparare l’oggetto riportandovi sopra la traccia del disegno con la tecnica dello spolvero (della polvere di carbone viene fatta filtrare attraverso un disegno forato); poi, utilizzando pennelli di varie dimensioni, si passa alla decorazione.

La 4a fase è la seconda COTTURA durante la quale i colori, che hanno origine da polveri di minerali, cuocendo ad alta temperatura, si fondono con lo smalto di cui sono stati ricoperti in precedenza gli oggetti, per dare vita alle stupende combinazioni di decori delle nostre collezioni.

Da un oggetto Deruta nasce una vera opera d’arte senza età….

Tra le aziende più importanti ricordiamo:

- G.&P.

- Gialletti

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mag/08

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Ceramica di Bassano

Bassano del Grappa e la ceramica:
cenni storici


La vocazione di Bassano del Grappa per la ceramica affonda le proprie radici nella preistoria. Risalgono infatti ad un periodo che va dalla fine dell’età del bronzo all’inizio dell’età del ferro vasi di uso domestico utilizzati a fini funerari, trovati alla fine del secolo scorso nel sepolcreto di San Giorgio di Angarano.
Nella stessa località è stato individuato un impianto di epoca romana per la fabbricazione di laterizi e terrecotte architettoniche che riproponevano modelli iconografici già codificati a Roma e diffusi mediante cartoni.
Alla tradizione tardo imperiale si sovrappose il fenomeno della produzione longobarda, con testimonianze episodiche. Non abbiamo dati sufficienti per affermare che a Bassano ci siano state fabbriche in epoca medievale, ma è plausibile pensare che se per le ceramiche “fini” si faceva ricorso alle importazioni da Costantinopoli, da Corinto e da Salonicco, per il vasellame di uso comune le fabbriche esistessero in loco. Si è dibattuto a lungo sull’influenza dei materiali bizantini sulla produzione veneta più antica, ma è probabile che essa sia stata ispirata non tanto dalla loro imitazione, quanto dall’opera di artigiani attivi nell’area balcanica durante i secoli XIII e XIV. La tecnica con cui sono stati eseguiti questi vasellami è quella del graffito, di remota origine cinese e arrivata sulle coste del Mediterraneo grazie alla mediazione persiana. Nel 1431 esercitava la propria attività in Bassano il vasellarius Victor Pasqualini. Non sappiamo se fabbricasse roba grossa o fine ma si tratta indubbiamente del primo ceramista documentato in città.
Un’attività produttiva ininterrotta è invece documentata a Bassano a partire dal Seicento, con la presenza della famiglia Manardi. Francesco Manardi acquista infatti nel 1645 un’azienda avviata in “Contrà di Spezza Pria” o “Campo Marzo”, in una zona strategica poco lontano dalle piazze che costituivano il cuore commerciale della città e a pochi passi dal porto sul Brenta. Il fiume, navigabile fino a Venezia, forniva la forza idraulica per azionare i mulini ed era una via importantissima per i trasporti del prodotto ceramico e per la fluitazione del legname tagliato nei boschi della montagne della Valsugana. Con l’individuazione dell’ubicazione della fabbrica dei Manardi all’interno della cinta muraria e con gli scavi condotti a grande profondità è stato possibile accertare che altre manifatture quattro-cinquecentesche erano attive nel sito. Dal 1669 i Manardi ottennero dal Senato veneziano l’esclusiva per la produzione dei “latesini” in tutto il territorio della Repubblica per i successivi 25 anni. Questi privilegi verranno rinnovati anche per la produzione “all’uso di Genova” e ancora fino al 1719. Quando i Manardi non ripresentarono più la loro richiesta di privilegi al Governo, il Senato si vide costretto ad emanare un decreto nel quale si promisero privilegi a chiunque avesse prodotto terraglie, porcellane, maioliche. Nessun ceramista del territorio della repubblica era riuscito a emulare la finezza dell’impasto, la ricchezza del decoro, la brillantezza dello smalto delle maioliche bassanesi. Nel 1744 i Manardi chiusero la loro fabbrica. Fu il momento degli Antonibon di Nove, che diedero inizio ad una nuova produzione inventando tipologie e decori e ottenendo nel 1732 dal Senato veneziano l’esenzione da qualsiasi dazio. Questi privilegi decaddero con la fine della Repubblica di Venezia, quando viene meno quel sistema di protezione che aveva costituito le strutture portanti dell’economia del territorio. Nel 1735 Gio Antonio Caffo, già direttore della fabbrica dei Manardi, chiese al Senato di poter continuare a produrre in proprio maioliche “ad uso di Lodi, Faenza e Genova”. La manifattura Caffo era situata “tra la contrada e il calesello pubblico di Villaraspa”. Un’altra fabbrica di maioliche fu attiva in città a partire dal 1749: quella di Gio Maria Salmazzo, nella contrada del Bastion”, nella parte bassa vicino al Brenta. Nel 1752 la relazione dei Deputati al Commercio, ai quali Salmazzo chiese l’esenzione dai dazi per la terraferma e la facoltà di aprire la bottega a Venezia, parla di maioliche per nulla inferiori a quelle dell’Antonibon “per la gentilezza, per il lustro, per l’invenzione e per la pittura”. Complesso è invece il caso della manifattura Moretto-Marinoni di Rivarotta, una località all’estremo limite del comune di Angarano, diventato territorio bassanese dal 1810. La fabbrica produceva cristalline già dal 1683. Nel 1742 Ippolito Marinoni chiese gli sgravi fiscali esibendo una campionatura di vasetti, zuccheriere e un gruppo figurato di porcellane. Sappiamo che la manifattura nel 1802 produceva ancora cristalline e che nel 1884, sotto la guida di Gio Batta Dalla Valle, riesce a produrre 400.000 pezzi assortiti all’anno. Verso la fine dell’800 la proprietà Dalla Valle venne acquistata da Luigi Viero e l’attività fu continuata dagli eredi fino al 1948. In Angarano, poco lontano da Palazzo Bonaguro, venne fondata da Gio Batta Marcon intorno alla metà dell’800 una manifattura che produceva all’inizio stoviglie in terracotta e poi oggetti assortiti in terraglia. Gaetano Bonato, già pittore degli Antonibon, si stabilì a Bassano, presso il Ponte Vecchio, nel 1883. Dalla sua fabbrica uscirono piatti popolari, vasi ornamentali, gruppi figurati. Partecipò a varie esposizioni e ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione di Genova nel 1901. Antonio Passarin aprì nel 1882 un laboratorio con un forno a legna nella casa paterna in fondo a Via Gamba. Produsse oggetti in terraglia e maiolica, staccandosi dai tipi novesi e inventando nuove decorazioni con grottesche, scenette di vita veneziana, riproduzioni di celebri dipinti. Talvolta usò la terza cottura, ottenendo effetti luminosi di colore. Il figlio Raffaele continuò l’attività paterna fino al 1911 ed entrambi ottennero importanti riconoscimenti alle Esposizioni europee. Luigi Fabris rileva la fabbrica di Passarin nel 1912 continuando la produzione in terraglia e in terracotta e passando, successivamente, alla porcellana, con un campionario che si rifaceva in gran parte alle porcellane europee del Settecento. Luigi Zortea apre un proprio laboratorio in Via Volpato nel 1912, dal quale escono soprattutto i famosi “pezzi bianchi”: animali, gruppi di frutta, scatole, cofani in terraglia bianca.

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